QED-203 si Avvicina alla Sperimentazione Clinica per il mCRPC

Un nuovo candidato farmaco, QED-203, sviluppato dall’Università del Queensland si sta avvicinando alla fase clinica, offrendo una potenziale nuova linea di attacco contro il cancro alla prostata avanzato, specialmente per gli uomini la cui malattia è diventata resistente ai trattamenti. Gli scienziati riferiscono che questa piccola molecola prima nella sua classe bersaglia un meccanismo precedentemente non sfruttato nelle cellule tumorali, potenzialmente aggirando il comune problema della resistenza alla terapia ormonale.

Il focus di QED-203 è una proteina chiamata TRPV6, un tipo di canale del calcio che i ricercatori hanno soprannominato un “oncocanale” a causa della sua sovraespressione nel cancro alla prostata e in altri tumori epiteliali, dove alimenta la crescita tumorale. I primi studi dimostrano che QED-203 blocca efficacemente questo canale a concentrazioni molto basse, soffocando l’afflusso di calcio di cui le cellule tumorali hanno bisogno. È stato dimostrato che questa interferenza interrompe le vie di segnalazione critiche all’interno delle cellule tumorali, comprese le vie NFAT e WNT, note per guidare la progressione del cancro.

Secondo i dati preclinici, gli effetti a valle sulle cellule del cancro alla prostata sono significativi. È stato riportato che il trattamento con QED-203 innesca lo stress del reticolo endoplasmatico, una condizione che può portare alla morte cellulare, e, cosa importante, arresta la divisione incessante delle cellule tumorali, un processo noto come arresto del ciclo cellulare. Inoltre, il composto spinge attivamente le cellule tumorali verso l’apoptosi, o morte cellulare programmata, inducendole efficacemente ad autodistruggersi.

Forse la cosa più convincente è la performance di QED-203 contro le forme di malattia resistenti al trattamento. Test di laboratorio hanno dimostrato che mantiene il suo potere di inibire la crescita delle cellule tumorali anche in linee cellulari che non rispondono più all’enzalutamide, un agente mirato al recettore degli androgeni ampiamente utilizzato. Sorprendentemente, QED-203 ha dimostrato una potenza superiore sia all’enzalutamide che al darolutamide, quando testato contro cellule di cancro alla prostata portatrici di specifiche mutazioni nel recettore degli androgeni o della particolarmente problematica variante di splicing ARV7. Questa variante ARV7 è una nota responsabile nel rendere inefficaci molte terapie attuali per un numero significativo di pazienti.

Oltre al suo impatto cellulare, QED-203 sembra avere caratteristiche che lo rendono un candidato valido per l’uso nei pazienti. Studi su animali roditori hanno indicato che il farmaco è ben tollerato. In modelli murini di cancro alla prostata, QED-203 ha mostrato efficacia nell’inibire la crescita tumorale e nel ridurre i livelli di PSA paragonabile a quella dell’enzalutamide. I ricercatori hanno anche confermato che il farmaco colpiva il suo bersaglio TRPV6 previsto in questi studi su animali osservando cambiamenti nei livelli di calcio nelle urine e un’attività genica specifica nei tumori.

Come agente non ormonale, QED-203 rappresenta un approccio nuovo per i pazienti che hanno esaurito le opzioni mirate alla via del recettore degli androgeni.

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