Risultati dello studio PRESTO di fase 3: apalutamide prolunga la sopravvivenza libera da progressione
Lo studio PRESTO, uno studio di fase 3 in aperto, ha valutato l’intensificazione del blocco androgenico in pazienti con carcinoma della prostata a recidiva biochimica ad alto rischio dopo prostatectomia radicale. Questa popolazione era caratterizzata da rapidi tempi di raddoppio del PSA e assenza di metastasi rilevabili. Lo studio ha randomizzato 504 pazienti a 52 settimane di trattamento con sola terapia di deprivazione androgenica (ADT), ADT più apalutamide, oppure ADT in combinazione con apalutamide e abiraterone acetato più prednisone.
I risultati finali hanno dimostrato che l’aggiunta di apalutamide all’ADT prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione del PSA (PSA-PFS) rispetto alla sola ADT, con un miglioramento della PSA-PFS mediana da circa 20 mesi a quasi 25 mesi. La tripla combinazione con abiraterone ha mostrato una PSA-PFS lievemente più lunga, ma senza fornire un chiaro beneficio clinico aggiuntivo rispetto al regime ADT più apalutamide. In particolare, i tempi di recupero del testosterone dopo la fine del trattamento sono risultati simili in tutti i gruppi, indicando che l’intensificazione terapeutica non ha compromesso il recupero ormonale.
L’analisi ha evidenziato che i pazienti con punteggi di Gleason più elevati (9–10) presentavano una PSA-PFS più breve nonostante la terapia intensificata, mentre il tempo di raddoppio del PSA inferiore a 3 mesi rispetto a 3–9 mesi non ha distinto gli esiti. La tossicità è risultata maggiore nel braccio di tripla terapia, in particolare per l’ipertensione, suggerendo un profilo rischio-beneficio meno favorevole rispetto alla combinazione ADT più apalutamide.
Nel complesso, i risultati supportano l’utilizzo di ADT in combinazione con apalutamide come strategia efficace e gestibile di intensificazione terapeutica per uomini con carcinoma della prostata a recidiva biochimica ad alto rischio, mentre l’aggiunta di abiraterone non offre un miglioramento di efficacia sufficiente a giustificare l’aumento degli effetti collaterali. Questi dati forniscono indicazioni rilevanti per le decisioni terapeutiche in questa popolazione di pazienti a rischio di progressione.
Queste evidenze affinano la comprensione delle strategie di terapia ormonale nel carcinoma della prostata a recidiva precoce, sottolineando il beneficio dell’inibizione mirata del recettore degli androgeni nel ritardare la progressione di malattia senza compromettere la qualità di vita grazie al mantenimento del recupero del testosterone.
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