Studio di fase 1 su DCC-2812 nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione

DCC-2812 è un nuovo farmaco orale progettato per colpire i tumori avanzati, in particolare quelli dell’apparato urinario e riproduttivo come i tumori del rene, della vescica e della prostata. Agisce attivando una risposta di stress interna alle cellule tumorali che le spinge oltre il limite di sopravvivenza, portandole alla morte. Le cellule tumorali vivono in ambienti ostili, poveri di nutrienti e ossigeno, e per questo fanno affidamento su un sistema di emergenza chiamato risposta integrata allo stress (ISR).

Questa risposta permette loro di rallentare la produzione proteica normale e di sintetizzare invece proteine protettive. DCC-2812 colpisce un interruttore chiave di questo sistema, la chinasi GCN2, attivandola in modo intenso per sovraccaricare la risposta allo stress e innescare l’apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata. A differenza della maggior parte dei farmaci che bloccano gli enzimi, questo attiva l’enzima GCN2 attraverso un meccanismo allosterico: si lega a una parte della coppia enzimatica aumentando l’attività dell’altra, che aggiunge quindi un gruppo fosfato a una proteina chiamata eIF2α. Questa modificazione frena bruscamente la sintesi proteica globale mentre aumenta la produzione di ATF4, un regolatore centrale che attiva geni coinvolti nella gestione dello stress estremo.

Nei test di laboratorio su modelli tumorali, DCC-2812 ha rallentato la crescita dei tumori fino al 92% in monoterapia e ha mostrato un’efficacia ancora maggiore in combinazione con trattamenti standard come gli inibitori dell’angiogenesi o altri farmaci mirati, portando in alcuni casi alla riduzione marcata o alla scomparsa completa dei tumori. Il farmaco presenta caratteristiche favorevoli per la somministrazione orale, come un buon assorbimento, una valida penetrazione nei tessuti e una persistenza adeguata nell’organismo, senza colpire in modo significativo altri enzimi non bersaglio.

Attualmente è in fase di sperimentazione clinica iniziale nell’uomo in pazienti con carcinoma renale avanzato, carcinoma della vescica e cancro alla prostata resistente alla terapia ormonale. I dati preclinici suggeriscono che il farmaco è particolarmente efficace nei tumori sottoposti a stress elevato, come quelli renali, rendendo le cellule incapaci di gestire il proprio caos interno. Questo approccio ribalta le strategie di sopravvivenza del cancro e potrebbe aprire la strada a combinazioni con terapie che aumentano ulteriormente lo stress cellulare, come il blocco dell’apporto sanguigno o dei segnali di crescita.

Studio clinico.

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