Studio di fase 3 su pasritamig in combinazione con docetaxel
Pasritamig è un engager bispecifico delle cellule T diretto contro la callicreina umana 2 (KLK2), una proteina espressa principalmente nel tessuto prostatico e spesso mantenuta nel carcinoma della prostata avanzato. Questo farmaco porta i linfociti T a stretto contatto con le cellule tumorali che esprimono KLK2, indirizzando la risposta immunitaria contro il tumore. Negli studi di fase 1, pasritamig è stato valutato in uomini con carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione che era progredito nonostante molteplici trattamenti precedenti. Alla dose raccomandata, oltre il 40% dei partecipanti ha ottenuto una riduzione del PSA di almeno il 50%. Alcuni pazienti hanno sperimentato un controllo prolungato della malattia. La maggior parte degli eventi avversi è risultata di grado lieve, con bassi tassi di reazioni febbrili, assenza di neurotossicità grave e pochissimi pazienti che hanno richiesto l’interruzione o la modifica del trattamento a causa degli effetti collaterali. Lo schema posologico di fase 1 consente una somministrazione ogni sei settimane, in un contesto che non richiede ospedalizzazione.
Sulla base di questi risultati iniziali, lo studio di fase 3 KLK2-PASenger in corso sta valutando pasritamig in combinazione con docetaxel, un chemioterapico ampiamente utilizzato nel carcinoma della prostata metastatico. Ricerche recenti suggeriscono che il docetaxel possa modificare il microambiente immunitario tumorale, aumentando l’attività dei linfociti T all’interno del tumore e rendendo il cancro più suscettibile all’immunoterapia. La combinazione sfrutta gli effetti antitumorali della chemioterapia insieme all’attivazione immunitaria per colpire il tumore su più fronti. Evidenze precliniche supportano il razionale di questo approccio, indicando che chemioterapia ed engager delle cellule T possono agire in sinergia rendendo un numero maggiore di cellule tumorali visibili e vulnerabili all’attacco immunitario.
Lo studio è inoltre rilevante per l’adozione di una strategia di dosaggio intermittente di pasritamig, poiché le evidenze indicano che una maggiore spaziatura tra le infusioni può preservare l’efficacia dei linfociti T e limitare l’esaurimento immunitario. Questo approccio è progettato per mantenere nel tempo un pool di linfociti T funzionali in grado di rispondere al tumore.
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