Nanoparticelle super-adiuvanti: una rivoluzione nella vaccinazione oncologica di piattaforma
Le nanoparticelle super-adiuvanti rappresentano un nuovo tipo di vaccino antitumorale che funziona molto meglio delle versioni precedenti. Sono state sviluppate da scienziati dell’Università del Massachusetts Amherst. Il loro studio principale è stato pubblicato nell’ottobre 2025 su Cell Reports Medicine. Queste minuscole particelle combattono il cancro risvegliando il sistema immunitario in modo intelligente, combinando due ingredienti speciali che fanno cooperare potentemente le cellule immunitarie. Questo contribuisce a fermare il cancro prima che inizi o si diffonda.
Le particelle sono estremamente piccole, circa 30-60 nanometri di diametro, quindi più piccole di una cellula umana. Sono rivestite da uno strato protettivo di PEG che ne facilita la circolazione nell’organismo senza che vengano intrappolate. Il meccanismo chiave consiste nell’inserire due stimolatori immunitari all’interno di ogni particella: uno chiamato cdGMP, che attiva la via STING, e un altro chiamato MPLA, che attiva la via TLR4. Presi singolarmente, ciascun adiuvante ha un’efficacia moderata; insieme, all’interno della nanoparticella, generano un potente effetto sinergico che induce una produzione oltre quattro volte superiore di IFN-β, un segnale cruciale che istruisce il sistema immunitario ad attaccare con forza.
Dopo l’iniezione sottocutanea, le particelle migrano rapidamente verso i linfonodi vicini, veri e propri centri di comando del sistema immunitario. Qui raggiungono le cellule dendritiche, che catturano gli antigeni tumorali e li presentano alle cellule T e B. Il segnale potenziato rende le cellule dendritiche altamente attive, inducendo l’espressione di geni che migliorano la presentazione antigenica sulla superficie cellulare, permettendo alle cellule T citotossiche di riconoscere chiaramente il bersaglio. Esperimenti su cellule murine e umane di donatori hanno mostrato lo stesso effetto robusto. Dopo una seconda somministrazione (boost), l’accumulo nei linfonodi è risultato tre volte superiore rispetto alle formulazioni convenzionali.
La risposta immunitaria risulta ampia e intensa. Le cellule T CD8 citotossiche imparano a riconoscere il tumore e producono IFN-γ e TNF-α per attaccarlo. Partecipano anche le cellule T CD4 helper, mentre le cellule B producono anticorpi. In un esperimento, oltre il 70% delle cellule T nel sangue riconosceva correttamente l’antigene tumorale dopo la vaccinazione, rispetto a circa il 3% con un singolo adiuvante. Una prova decisiva è arrivata bloccando il segnale dell’interferone: in quel caso, la protezione antitumorale scompariva, dimostrando che l’intero effetto dipende dal forte segnale iniziale.
I test nei modelli murini hanno mostrato risultati straordinari nella prevenzione del cancro. Utilizzando lisato tumorale (cellule tumorali inattivate) mescolato con le nanoparticelle, senza la necessità di selezionare antigeni specifici in anticipo, il 69% dei topi con melanoma cutaneo è rimasto libero da tumore, l’88% nei modelli di cancro pancreatico e il 75% nel carcinoma mammario triplo negativo. In esperimenti di “re-challenge” con iniezione endovenosa di cellule tumorali, il 100% dei topi protetti è rimasto privo di tumori, mentre i controlli sviluppavano sempre la malattia. Anche utilizzando peptidi tumorali noti al posto del lisato si è ottenuta una sopravvivenza del 100% nel melanoma.
Anche la sicurezza è risultata favorevole. I topi hanno perso peso inizialmente ma lo hanno recuperato rapidamente; i parametri epatici sono rimasti normali alle dosi corrette. Dosaggi eccessivi o insufficienti riducevano l’efficacia. Non si sono osservati gonfiori importanti, anche se saranno necessari ulteriori studi di sicurezza prima della sperimentazione nell’uomo.
Molti vaccini antitumorali sono deboli perché utilizzano un singolo adiuvante o richiedono antigeni personalizzati derivati da analisi genomiche costose e lente. Queste nanoparticelle funzionano con qualsiasi materiale tumorale, inclusi interi campioni tumorali inattivati. La formulazione lipidica è simile a quella dei vaccini COVID-19, per cui esistono già infrastrutture industriali in grado di produrre miliardi di dosi in modo economico e sicuro.
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