Il Weizmann Institute identifica nuovi bersagli immunoterapici nel carcinoma prostatico resistente ai farmaci

Ricercatori del Weizmann Institute of Science in Israele hanno presentato una promettente strategia di immunoterapia che prende di mira i tumori resistenti ai farmaci sfruttando proprio le mutazioni genetiche responsabili del fallimento terapeutico.

L’approccio si basa su uno strumento computazionale chiamato SpotNeoMet, che analizza ampi dataset di pazienti per identificare mutazioni di resistenza ricorrenti in grado di generare neoantigeni, frammenti proteici unici espressi esclusivamente dalle cellule tumorali. Questi neoantigeni possono innescare risposte immunitarie capaci di distruggere selettivamente le cellule tumorali resistenti, risparmiando i tessuti sani.

La validazione iniziale si è concentrata sul carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione, dove la maggior parte dei pazienti sviluppa nel tempo resistenza alle terapie ormonali. SpotNeoMet ha identificato la mutazione H875Y del recettore degli androgeni, presente in circa il 7% dei casi, che genera tre neo-peptidi altamente immunogenici. Recettori delle cellule T isolati dal sangue di donatori sani hanno riconosciuto e ucciso cellule di carcinoma prostatico che presentavano questi neoantigeni in modelli di laboratorio e murini.

A differenza delle terapie personalizzate che richiedono settimane di produzione su misura per ciascun paziente, questo metodo consente una produzione “off-the-shelf” a partire da cellule di donatori, potenzialmente disponibile entro pochi giorni dalla conferma della mutazione tramite sequenziamento tumorale. Complessivamente, la strategia ha identificato sette mutazioni di resistenza di questo tipo, suggerendo una piattaforma espandibile ad altre vulnerabilità condivise tra popolazioni di pazienti.

Nota: collaboratori tra cui il Vall d’Hebron Institute in Spagna, la Princeton University, la University of Michigan, l’Hadassah Medical Center, lo Sheba Medical Center, la University of British Columbia, il Dana-Farber Cancer Institute, Weill Cornell Medicine, UCSF e il Memorial Sloan Kettering hanno contribuito allo sforzo multi-istituzionale pubblicato su Cancer Discovery.

Sebbene ancora in fase preclinica, questi risultati mettono in discussione la visione tradizionale della resistenza come barriera insormontabile, riposizionandola invece come una vulnerabilità sfruttabile. Studi futuri definiranno il percorso verso la sperimentazione clinica nell’uomo, con il potenziale di trasformare il trattamento del carcinoma prostatico e di altre neoplasie resistenti entro 3–5 anni.

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