Progressione radiografica in assenza di incremento del PSA: risultato chiave nei pazienti trattati con enzalutamide
In una revisione dettagliata di due ampi studi clinici denominati ARCHES e PROSPER, è stato osservato che alcuni pazienti presentavano progressione tumorale evidenziabile agli esami radiologici (nota come progressione radiografica) in assenza del consueto incremento dei livelli sierici di PSA, biomarcatore comunemente utilizzato nel monitoraggio clinico. Questa discrepanza evidenzia l’importanza dell’impiego regolare di esami di imaging accanto al monitoraggio del PSA durante il trattamento.
Gli studi hanno coinvolto oltre 2.500 pazienti: ARCHES ha incluso pazienti con malattia metastatica ormone-sensibile (mHSPC), mentre PROSPER ha valutato pazienti con carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico (nmCRPC). Il gruppo di ricerca, coordinato dal Dr. Andrew J. Armstrong del Duke Cancer Institute, ha analizzato dati sponsorizzati da Pfizer e Astellas, aziende produttrici di enzalutamide. È stato osservato che nello studio ARCHES circa il 3,5% dei pazienti trattati con enzalutamide in associazione a terapia di deprivazione androgenica (ADT) presentava progressione radiografica in assenza di incremento del PSA, mentre l’8,5% mostrava progressione radiografica senza criteri completi di progressione biochimica. Nello studio PROSPER tali percentuali erano pari rispettivamente al 4,4% e al 10,3%.
Particolarmente rilevante è stata la frequenza con cui questo fenomeno si verificava nei pazienti trattati con enzalutamide rispetto alla sola ADT. Ad esempio, nello studio ARCHES circa un quarto dei pazienti con progressione radiografica nel braccio di combinazione non presentava incremento del PSA, rispetto al 7,4% nel braccio trattato con sola ADT. Analogamente, nello studio PROSPER oltre il 20% dei pazienti trattati con enzalutamide non mostrava incremento del PSA al momento della progressione radiografica, percentuale significativamente superiore rispetto al gruppo placebo. I pazienti con progressione radiografica, indipendentemente dalle variazioni del PSA, mostravano una sopravvivenza globale inferiore, sottolineando l’importanza di una diagnosi precoce della progressione. Inoltre, le metastasi epatiche risultavano significativamente più frequenti, oltre cinque volte superiori, nei pazienti trattati con enzalutamide che mostravano progressione radiografica.
Questi risultati non ridimensionano il valore clinico del PSA, che rimane un indicatore fondamentale. Tuttavia, suggeriscono che enzalutamide possa in alcuni casi sopprimere i livelli di PSA pur in presenza di progressione tumorale, fenomeno definito discordanza. Di conseguenza, viene raccomandata una sorveglianza radiologica periodica, mediante TC o RM, in associazione agli esami ematochimici, al fine di ottenere una valutazione completa della malattia e consentire un adeguamento tempestivo della strategia terapeutica.
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