Una nuova strategia CAR‑T per il cancro osseo che potrebbe aiutare nella malattia prostatica metastatica

Gli scienziati hanno sviluppato una promettente nuova terapia CAR‑T per l’osteosarcoma, il tumore osseo più comune nei bambini, adolescenti e giovani adulti, e il lavoro porta un segnale cautamente ottimistico per altri tumori solidi, incluso il cancro alla prostata metastatico. In uno studio preclinico, i ricercatori della Case Western Reserve University e degli University Hospitals hanno ingegnerizzato cellule T per riconoscere il recettore dell’Oncostatin M (OSM) sulle cellule di osteosarcoma, usando la citochina OSM stessa come segnale di targeting “basato sul ligando”. Questo approccio consente alle cellule CAR‑T di coinvolgere più punti lungo la via del recettore OSM, migliorando la loro capacità di riconoscere e uccidere popolazioni tumorali eterogenee che spesso sfuggono alle immunoterapie convenzionali. Nei modelli murini portatori di osteosarcoma umano, queste cellule CAR‑T dirette verso OSM hanno mostrato robusta attività antitumorale, ridotto il carico tumorale complessivo, e importante hanno attaccato le lesioni metastatiche, un contesto in cui la chemioterapia standard ha storicamente fatto fatica. Le cellule sono persistite ed espanse dopo aver incontrato antigeni tumorali, mentre i controlli di sicurezza iniziali non hanno rivelato ovvia tossicità off-target verso tessuti sani che normalmente esprimono bassi livelli del recettore OSM, suggerendo una finestra terapeutica potenzialmente favorevole.

Oltre all’osteosarcoma, la biologia di OSM e del suo recettore ha una certa rilevanza concettuale per il cancro alla prostata metastatico, anche se questo particolare costrutto CAR‑T non è ancora stato testato in modelli prostatici. È stato dimostrato che la segnalazione dell’Oncostatin M attraverso OSMR guida proliferazione, invasività e comportamento pro-angiogenico nelle linee cellulari di cancro alla prostata, con livelli recettoriali più alti legati a malattia più avanzata e punteggi di Gleason più elevati. Nelle cellule epiteliali prostatiche non trasformate, OSM può indurre cambiamenti simili alla transizione epitelio-mesenchimale e un fenotipo pro-invasivo tramite l’attivazione di STAT3, il che posiziona la via OSMR come driver della progressione tumorale e possibilmente della metastasi piuttosto che come segnale bystander. Poiché la strategia CAR‑T per l’osteosarcoma mira al sistema recettoriale stesso, piuttosto che a un singolo antigene tumore-specifico, potrebbe in linea di principio essere adattata a qualsiasi tumore solido dove OSMR è sovraespressa e arricchita nel tumore, aprendo una porta concettuale per design CAR‑T prostate-specifici che sfruttano lo stesso asse.

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